La Stampa in Iraq prima e dopo Saddam Hussein

Saddam Hussein è stato un politico iracheno noto per la sua politica totalitaria in Iraq tra il 1979 e 2003. Al momento di salire al potere a Bagdad proclamò una famosa frase che ironicamente potrebbe rappresentare il punto di partenza di un periodo complesso e di transizione: “l’informazione è uno dei nostri principali strumenti rivoluzionari-democratici per guidare il popolo e sorvegliarli’”. Qui uno sguardo alla stampa del paese prima e dopo il suo decaduto regime.


Figura 1:Rimozione della Statua Saddam Hussein, Bagdad, Aprile 2003.Fonte: tg24.sky.it


Lo stato iracheno usciva da un colpo di stato contro la monarchia del re Faisal nel 1958. I militari rimasero al potere fino al 1968, periodo in cui nuovamente la nazione irachena soffrì un altro colpo di stato comandato dal partito Ba’th, un partito nazionalista di stampo nazista, che nelle sue file aveva un giovane, il Saddam Hussein, che arriverà al potere solo nel 1979 e porterà la nazione a una posizione di debolezza internazionale e di caos interno dovuta alla guerra con l’Iran tra il 1980-1988.

I problemi dello stato iracheno non finiranno con la fine della guerra, Saddam Hussein ancora per giustificare il suo potere forte e cercare una veloce via d’uscita dal debito interno, prodotto dalla precedente guerra, decide di invadere nel 1990 il vicino Kuwait dichiarando che questo fosse uno stato satellite che difendeva gli interessi dei suoi nemici occidentali quali il Regno Unito. Il metodo più efficace che Saddam Hussein utilizzava per esercitare la sua politica tra il popolo iracheno era la propaganda verso il Soft Power dove le influenze di questo agire avevano precedenti nella Germania Nazista in cui il Ministro di propaganda Joseph Goebbels aveva il pieno controllo della stampa nazionale; il modus operandi dei tedeschi fu copiato anche per la famosa radio panaraba sotto il governo di Gamal Abdeld Nasser dove il popolo egiziano riceveva notizie non veritiere. Il potere della stampa per Saddam Hussein fu l’opportunità più rilevante di esercitare il suo potere in quanto la stampa e la radio rappresentavano solamente le idee del suo regime.

La Stampa durante la Guerra Iracheno-Iraniana 1980-1988

L’Iraq e l’Iran condividono nella maggioranza della sua popolazione la religione musulmana di stampo sciita, allo stesso tempo una avversione alla popolazione curda che rimane senza frontiere geopolitiche stabilite, trovandosi all’interno della Turchia, Iran e Iraq principalmente.

La strategia di Saddam Hussein fu una mossa che grazie alla stampa che era controllata per il partito Ba’th fu subito accolta con molta approvazione da parte della popolazione Irachena, visto che l’Iran attraversava una rivoluzione politico-religiosa dove si era rovesciata la monarchia precedente. Fu questo argomento che permise di accogliere l’idea di invasione da parte dell’alto commando iracheno che non aspettò mai una risposta militare effettiva come fu la risposta iraniana. Finalmente il conflitto si concluse nel 1988 dove a livello di diritto internazionale nessuno rimase sconfitto, il costo tuttavia fu profondo per la credibilità del regime di Hussein. La stampa Irachena controllata dal partito Ba’th non comunicò mai la realtà e le vere sconfitte militari irachene per paura di una rivoluzione interna contro Hussein. Molti giornalisti Iracheni riuscirono ad associarsi a nuove agenzie internazionali filo-arabe sempre nei paesi occidentali e finanziati soprattutto dai Sauditi che per condizioni storiche sono musulmani di stampo Sunnita.

Stampa Irachena nella prima Guerra del Golfo Persico 1990-1991

Il fenomeno della caduta della fiducia del regime arriva al livello più alto nella guerra del Golfo persico per diversi fattori. Uno di questi fattori fu l’arrivo di nuove tecnologie satellitari nei paesi occidentali dove la stampa aveva un ruolo decisivo nell’informazione del conflitto che era seguito in tutto il mondo dopo l’invasione del Kuwait dal Saddam Hussein. Il motivo della invasione era semplice: il debito interno e estero dello stato iracheno nel 1990 era altissimo perché l’Iraq attraversava una crisi economica durissima dopo la finalizzazione del conflitto Iracheno-Iraniano. L’alto commando iracheno spinto dalle idee del suo massimo leader spinsero nuovamente lo stato iracheno a un conflitto che sembrava rapido e di molti benefici per l’Iraq ma i calcoli e le inettitudini strategico – militari lasciarono l’Iraq in una terribile crisi sociale e economica.

La fiducia della popolazione Irachena cadeva velocemente a causa delle informazioni che erano trasmesse all’estero dalle agenzie occidentali soprattutto CNN e BBC. Questo fattore mise a disagio la popolazione fedele al regime, finalmente il punto decisivo nel dopo-guerra viene con il profondo cambiamento della stampa Araba con la nascita di Al-Jazira che unificò i paesi di lingua araba.

Seconda Guerra del Golfo Persico 2003 e caduta del Regime di Saddam Hussein

Molti attivisti e giornalisti iracheni continuarono a lavorare contro il regime che distruggeva il paese. Al Jazira rappresentò una luce in un regime oscuro che portava il suo popolo in difficoltà varie. La credibilità era un scarso valore che nei giorni di Saddam poteva essere associato alla stampa. Solamente la caduta del regime, che avvenne nell’aprile del 2003, poteva materializzare un’apertura, ma il secondo dopo guerra iracheno sarebbe stato un momento di profonda instabilità politica che permise solo la rinascita di uno stato con libera stampa fino al 2005 quando cominciano nuovamente i problemi e le divisioni interne nello stato iracheno.

L’occupazione degli USA contribuì in grande misura al caos dell’odierno Iraq, per le misure imprudenti dopo la caduta di Saddam Hussein e il licenziamento massivo del suo esercito, in cui si formarono grandi componenti di gruppi paramilitari contro l’Occidente fino a dare vita allo Stato Islamico (ISIS). L’iniziativa di stabilire un governo democratico poteva essere la luce aspettata dal popolo iracheno. La stampa dopo il regime di Saddam Hussein ha acquistato un nuovo valore: libertà di espressione. Ancora ristretta ai valori del governo Americano, ma rappresenta un inizio indubbiamente favorevole agli Iracheni.

Dott. Ignacio Olguin Barrueto

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