Il TTIP e l’Europa. Cosa c’è in ballo?

E’ ormai al centro dell’attenzione da diversi mesi, ma poche rimangono le informazioni riguardanti il TTIP, cioè “Transatlantic Trade and Investment Partnership” tradotto in italiano in Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti. Quello che dovrebbe essere il più importante accordo commerciale degli ultimi decenni tra Stati Uniti d’America e Unione Europea viene per ora discusso in senno agli esperti, che perfino governi e parlamenti non riescono ad intaccare. A quali risultati può portare la firma del trattato?


Figura 1: Schema esemplificativo dei trattati e dei paesi partecipanti. Fonte: Wikileaks.


Gli accordi commerciali in direzione neoliberista non sono certo una novità dell’ultima ora. I costanti meeting internazionali che trattano la progressiva liberalizzazione delle merci e dei servizi, con obiettivo d’abbattimento dei dazi e del protezionismo nazionale sulle economie, riempiono l’agenda politica dei governi e delle organizzazioni internazionali. I frequenti incontri del WTO, del G20, del G7, dimostrano come la liberalizzazione commerciale è un argomento di primaria importanza nelle relazioni internazionali.

Le trattative tra UE e USA per un accordo in tal direzione non dovrebbero quindi generare stupore, infatti non sembra esserci nulla di più normale che i rappresentanti di queste di due grandi potenze economiche discutano liberalizzazione nella speranza di incrementare la crescita reciproca.

Tuttavia, le materie specifiche che verranno regolate dal TTIP sono tuttora sconosciute ai più, dalla società civile ai parlamenti nazionali degli stati membri UE, forse anche agli stessi membri del Parlamento Europeo, visto che le trattative vengono portate avanti dalla sola Commissione Europea, che per farlo si affida a svariati team di esperti a seconda della materia in questione. Nondimeno, il sito Wikileaks ha iniziato una raccolta fondi di 100.000 euro da dare a chi riesca a fornire il testo del trattato o quantomeno importanti informazioni e parti di esso, mentre l’Europarlamentare britannica Jean Lambert(presente nel video pubblicato da Wikileaks) accusa la Commissione di non far visionare ai parlamentari i documenti del trattato imponendo estreme difficoltà e vincoli, perché potrebbero riguardare argomenti su cui la cittadinanza europea è abbastanza restia ad accettare cambiamenti.

Dati/video rivelati da Wikileaks, che presenta anche alcune parti dei documenti e qualche allegato del TPP (Trans-Pacific Partnership) e del TiSA (Trade in Services Agreement) esso senza mezzi termini disegna il governo degli Stati Uniti di voler far passare questi trattatati per assicurare alle proprie “corporations” posizioni di vantaggio su un’area sempre più ampia del mercato globale, assicurandosi in questo modo la continuazione della propria egemonia sul mondo.
Nel video Assange e alcuni giornalisti investigativi inquadrano la questione all’interno della
competizione geopolitica che sta avvenendo tra gli Stati Uniti insieme ai suoi partner tra cui l’UE e i paesi del BRICS. Infatti, Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica non fanno parte di questi tre trattati.

In pratica, secondo affermano, le organizzazioni internazionali volute e sostenute dagli Stati Uniti negli anni 50, in particolar modo l’OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio) con l’ingresso dei BRICS sono diventate un arena scomoda per gli Stati Uniti, in cui non riescono più ad imporre la propria volontà. A questa nuova situazione tentano di porre rimedio stipulando una serie di accordi bilaterali che forzino i paesi a privilegiare lo scambio con gli Stati Uniti e ad isolare i competitori.

Dalle informazioni ricavate gli obiettivi preposti dai trattati sembrano essere principalmente 3:

 – La liberalizzazione di svariate tipologie di prodotti, unificando i criteri di valutazione degli standard di sicurezza;

 – La deregolamentazione e quindi l’apertura alle privatizzazioni di importanti settori pubblici come la sanità, l’istruzione, risorse idriche ecc.;

 – L’istituzione di un sistema giudiziario apposito per la risoluzioni delle controversie;

Cosa cambia per l’Europa?

A seguito delle richieste di trasparenza nel processo negoziale, l’UE ha iniziato a pubblicare alcuni documenti riguardanti le proposte e gli obiettivi europei. Nelle pagine del sito tra l’altro si specifica che: «La Commissione europea sta negoziando il TTIP nel modo più trasparente possibile», tenendo però presente la massima latina che dice: Excusatio non petita accusatio manifesta.
Per quanto riguarda il primo obiettivo, infatti, oltre a unificare gli standard di sicurezza (al ribasso per l’Europa) su automobili e prodotti industriali,
il TTIP comporterebbe il superamento di alcune regole europee che limitano l’importazione e la produzione di prodotti agricoli e d’allevamento attualmente considerati nocivi per la salute. E’ il caso degli OGM (cioè Organismi Geneticamente Modificati) attualmente banditi in Europa ma leciti negli Stati Uniti, sia per consumo umano che per consumo animale. La società europea è storicamente diffidente nei confronti degli OGM, dovuto anche alla forte tradizione agricola che paesi come Francia, Spagna e Italia hanno come bagaglio culturale. L’entrata in vigore del TTIP comporterebbe un cambio epocale in tal senso per il vecchio continente.

Per quanto riguarda il secondo obiettivo, la questione che sicuramente preoccupa di più i cittadini europei è la privatizzazione dei servizi pubblici, in particolar modo quello sanitario. Il sistema sanitario pubblico nei paesi europei è stato per lungo tempo il vanto dell’Unione e il simbolo del Welfare che in Europa si è imposto più che in qualsiasi altra regione del blocco occidentale.
A tal proposito in un documento informativo pubblicato si legge: «L’UE non assume alcun impegno per il finanziamento pubblico della sanità, dell’istruzione o dei servizi sociali. Lo stesso vale per la raccolta, il trattamento e la distribuzione dell’acqua. Per quanto riguarda questi settori, gli Stati membri possono adottare qualsiasi misura desiderino ora e in futuro».

Non poche considerazioni di carattere politico scaturiscono da queste parole. La più chiara però è che l’UE non sente di doversi impegnare formalmente nel riconoscere tali settori di competenza pubblica, ma lascia libertà ai singoli stati.

Il terzo ed ultimo punto, su cui sembra ci siano più difficoltà a trovare un accordo, è la questione del cosiddetto ISDS (International State Disputes Settlement), un sistema di tribunali internazionali, in pratica indipendenti, a cui verrebbero conferiti poteri appositi di risoluzione delle controversie. Secondo si pensa, tali tribunali sarebbero di fatto una forma di protezione per gli investitori stranieri. Nel caso in cui alcuni governi europei non rispettassero gli accordi presi infatti, gli investitori (che si suppone siano soprattutto grosse “corporations”) potrebbero citarli in giudizio e farli processare. Proprio quest’ultimo punto sembra essere il più osteggiato in Europa, soprattutto dai giudici nazionali che rivendicano l’esclusività dei giudizi e contestano la legittimità di un tale organo. A loro giudizio se un’azienda si sente lesa in qualche diritto può rivolgersi alla giustizia normale senza bisogno di ricorrere a tribunali speciali.

Le trattative sono tuttora in corso, con l’obiettivo sembra di chiudere entro Dicembre 2016. Se così fosse è probabile che nei prossimi mesi sentiremo ancora parlare di TTI, sperando in tal senso che le informazioni siano più complete e il clima di segretezza meno presente, per poter analizzare al meglio gli effetti dell’accordo e giudicarne la convenienza o la dannosità con la massima chiarezza.

Dott. Giuseppe Difrancesco

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