Olanda e Turchia: tensione alle stelle!

Resta ancora alta la tensione tra Olanda e Turchia scatenatasi con il divieto, imposto dal premier Mark Rutte, nei confronti di alcuni esponenti del governo turco di tenere comizi in Olanda in vista del referendum del 16 aprile in Turchia.


I fatti. La crisi diplomatica tra i due paesi è iniziata l’11 marzo 2017 quando il governo olandese, con doppio smacco verso la Turchia, ha deciso di non autorizzare l’atterraggio dell’aereo del ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu e di espellere dal paese la ministra turca della Famiglia Fatma Betul Sayan Kaya, considerata ospite indesiderata dagli Olandesi. Entrambi i ministri sarebbero intervenuti ad un comizio pubblico organizzato dalla comunità turco-olandese a favore del sì al referendum costituzionale. Per le autorità olandesi, infatti, la presenza dei due ministri nel paese sarebbe stata vietata sia per ragioni di sicurezza che di politica interna. In risposta ai respingimenti olandesi, il governo turco, a sua volta, ha annunciato la sospensione delle relazioni diplomatiche con l’Aja e la chiusura dello spazio aereo turco ai diplomatici olandesi, impedendo di fatto il rientro dell’ambasciatore olandese in Turchia.

I motivi. Le ragioni di questi avvenimenti sarebbero principalmente dovute al referendum pianificato dal governo turco per attribuire maggiori poteri al presidente Erdogan, eliminando la figura del Primo Ministro e molte prerogative del Parlamento. Si tratterebbe, in sostanza, di una riforma che, se approvata, prevede il passaggio da una forma di governo parlamentare ad una forma di governo presidenziale, all’interno della quale Erdogan diventerebbe il solo capo garantendosi così la permanenza al potere fino al 2029. Per promuovere il referendum, dunque, il governo turco ha organizzato una serie di viaggi per ministri e politici al fine di organizzare il voto degli emigrati in Europa. Non è certo un segreto che in Olanda i turchi-olandesi (con doppia nazionalità) e i turchi stessi (con sola nazionalità turca) sarebbero circa 400 mila, la maggior parte dei quali aventi diritto al voto. È evidente quindi che si tratterebbe di una percentuale di voti abbastanza alta ed importante da tenere in considerazione per poter vincere il referendum.

La seconda ragione di questi accadimenti, secondo alcuni, sarebbe anche ricollegata alle elezioni politiche olandesi, avvenute lo scorso 15 marzo, che vedevano protagonisti da una parte l’euroscettico e xenofobo PVV, Partito per la Libertà, guidato da Geert Wilders e dall’altra parte il VVD, Partito conservatore per la Libertà e la Democrazia, guidato dal premier Mark Rutte. Il Premier olandese avrebbe deciso di vietare il comizio per non perdere terreno rispetto al suo avversario, che si era mostrato fin dai primi momenti di campagna elettorale contrario ad ospitare in città olandesi manifestazioni o comizi a carattere politico da parte di qualsiasi paese straniero. In realtà, però, il pericolo di una vittoria da parte del VVD è stato scongiurato dai risultati avuti dal partito del Premier in carica Rutte che ha ottenuto 33 seggi su 150 (21,3% dei consensi) contro i 20 seggi ottenuti dal Wilders. 

Conseguenze. La crisi diplomatica tra i due paesi, in considerazione dei rapporti diplomatici e commerciali in passato stipulati ed oggi interrotti, non è certo priva di conseguenze: non bisogna infatti dimenticare che l’Olanda è tra i principali investitori in Turchia. Nel 2015 infatti gli investimenti olandesi ammontavano a 11,3 miliardi di dollari, rappresentando il 36,8% degli investimenti totali esteri nel paese. L’Olanda, inoltre, è il principale esportatore europeo in Turchia con oltre 4 miliardi di euro l’anno, mentre importa dalla Turchia beni per 1,6 miliardi.

Senza dimenticare infine l’Unione Europea, che sta vivendo probabilmente uno dei peggiori momenti nella storia dovuto sia alla debolezza delle istituzioni sia alle gravi crisi che la coinvolgono, come quella dell’immigrazione. A tal proposito, infatti, l’Ue aveva stipulato con la Turchia un accordo per gestire i flussi migratori provenienti dal Medio Oriente e diretti verso l’Europa (con tale accordo l’Ue si impegnava a dare alla Turchia 3 miliardi di euro per il miglioramento delle condizioni di vita dei rifugiati e a riconsiderare la richiesta di ingresso nell’Unione Europea da parte della Turchia). Non si esclude, di fatto, che anche su questo frangente possano esserci dei risvolti negativi, considerando che già in altre occasioni Erdogan aveva minacciato di interrompere l’accordo.

Dott.ssa Noemi Pasquarelli

 

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