Dopo una stabilità durata oltre 70 anni, il multilateralismo è sotto attacco. La domanda rimane una soltanto: sta finendo un’epoca?
Il concetto del multilateralismo, seppur con un altro nome, è ben radicato nel genere umano fin dal principio. Con questo termine noi intendiamo un insieme di azioni o comportamenti coordinati, ovvero eseguiti in collettività. Parlando di politica internazionale quindi, sta ad intendere quelle organizzazioni intergovernative che comprendono l’azione collettiva di più paesi. I più significativi come l’ONU, il WTO e il FMI, hanno incrementato la volontà delle Nazioni a collaborare senza più competere; anche il commercio internazionale, dopo la II WW e la nascita delle organizzazioni internazionali, si è globalizzato, facendo pensare che il mondo potesse diventare “unipolare”, guidato dagli USA e dalle regole dell’Occidente. Questo equilibrio però inizia a vacillare, dopo la pandemia COVID-19, la guerra in Ucraina, il conflitto a Gaza e la crisi climatica, hanno messo in discussione l’efficacia delle istituzioni multilaterali. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU è paralizzato, l’OMS è stata accusata di inefficienza ed è sotto gli occhi di tutti che il multilateralismo non funziona più.
Nascita e morte delle OIG
Per comprendere l’entità del problema, occorre procedere con un excursus storico.
Dopo la prima metà del 1900, caratterizzata da guerre e malcontento globale, i cittadini pretendono un futuro colmo di pace e tranquillità; perciò nasce nel 1954 l’ONU (Organizzazione Nazioni Unite) con 4 capisaldi:
- mantenere la pace e la sicurezza internazionali
- sviluppare relazioni amichevoli fra le nazioni
- cooperare nella risoluzione dei problemi internazionali e nella promozione del rispetto per i diritti umani
- rappresentare un centro per l’armonizzazione delle diverse iniziative nazionali.
Con la fine della guerra fredda e il crollo dell’URSS circa 50 anni dopo,sulla stessa scia dell’ONU, nasce nel 1995 il WTO (organizzazione mondiale del commercio), con la volontà di promuovere la liberalizzazione del commercio internazionale e vigilare sulle regole del commercio globale per creare un sistema commerciale efficiente e vantaggioso.
Inizialmente queste organizzazioni intergovernative contarono sulla partecipazione di quasi tutti gli Stati del mondo, ciò favorì un grande sviluppo del commercio mondiale, moltiplicando le missioni di peacekeeping e le missioni umanitarie venivano affrontate con una certa efficacia. Adesso però, stiamo assistendo ad una delegittimazione del potere delle OIG, infatti l’ONU è paralizzato dai veti, anche il WTO sta affrontando una crisi decisionale.
A testimonianza del disimpegno dei paesi di fronte alle decisioni prese dalle Organizzazioni Intergovernative, va menzionata la mancata adesione di potenze globali a trattati internazionali, come lo Statuto di Roma della corte penale internazionale; ancor più recente è invece l’abbandono degli USA dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Le cause dello sgretolamento sono varie: in primo luogo è importante parlare della transizione a cui stiamo assistendo. Infatti dopo decenni di predominio americano, sono riemerse delle potenze in grado di poter sfidare l’ordine occidentale; sottolineiamo la Cina che attualmente è la seconda economia al mondo, la Russia che interpreta un ruolo aggressivo per compensare il declino interno e l’India insieme ad altri paesi orientali che sono in continua evoluzione e cercano di emergere. Questa redistribuzione del potere mette in discussione l’egemonia USA; ogni nuova potenza cerca delle regole che riflettano i propri interessi, non quelli dettati dagli Stati Uniti.
In secondo luogo è importante mettere in luce un fattore ideologico: il ritorno dei Nazionalismi. Partendo dall’“American First” di Trump, passando per la Brexit e arrivando a “Fratelli d’Italia” guidato dalla Meloni e i vari governi sovranisti d’Europa. Molti governi quindi vedono nel multilateralismo una minaccia alla sovranità. Perfino l’UE, che negli anni è stata considerata come simbolo dell’integrazione, adesso fatica a mettere in luce problemi concreti come migrazione ed energia.
Infine, bisogna considerare il potere della tecnologia, questa apre scenari che il diritto internazionale non ha ancora regolamentato: cyber attacchi, IA, controllo dei dati. Riguardo questo contesto le organizzazioni internazionali sono quasi assenti.
Il Futuro: addio al multilateralismo
Seppur non assisteremo a un completo collasso del multilateralismo, questo non sarà mai più quello di prima. Ad emergere saranno due tendenze:
- minilateralismo: questo sostituirà i grandi forum globali, assisteremo alla nascita di alleanze ristrette come ilQuad (USA, India, Giappone, Australia), AUKUS (difesa tecnologica tra USA, UK e Australia). Sono delle partnership pragmatiche, basate su interessi condivisi e minacce comuni.
- regionalismo:l’UE prova a rafforzare la propria autonomia, ma anche l’Asia si sta compattando attorno all’ASEAN, così come l’Africa che ha aperto alla volontà di un’unione economica.
Molti di questi blocchi però, non avendo una cornice globale, rischierebbero di diventare nuovi poli di tensione. Perciò l’ONU ha il compito di modificare la riforma del Consiglio di Sicurezza per includere altre potenze ed ampliare i consensi.
Il multilateralismo è stato quindi una grande illusione del dopoguerra: governare il mondo con la legge e non con la forza. Le grandi potenze riusciranno a collaborare per far fronte a problemi seri, che richiedono l’intervento immediato? Non sapremo mai se il multilateralismo tornerà quello di prima, ma una cosa è certa: il tempo non è infinito e sta per scadere.
Salvatore Sias
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