L’Angola al voto senza Jose Eduardo dos Santos

L’Angola, uno stato al confine con la Repubblica Democratica del Congo e la Repubblica del Congo, va al voto il 23 agosto 2017 senza il Presidente Jose Eduardo dos Santos dopo trentotto anni al potere.


Indipendente dal 1975 dal Portogallo, l’ex colonia portoghese ha avuto come primo Presidente Antonio Agostinho Neto, che rimase in carica fino alla sua morte, avvenuta nel 1979, in un contesto segnato da una guerra civile tra i due principali movimenti indipendentisti ovvero MPLA e UNITA, essendo il primo, MPLA, guidato da Neto e il secondo, l’UNITA, da Jonas Savimbi, a causa delle divergenze ideologiche e politiche esacerbate anche dal contesto e dagli attori della Guerra Fredda che si sono schierati filo URSS (MPLA) e filo USA (UNITA).

Nonostante l’indipendenza dell’Angola abbia avuto luogo in un momento che coincideva con la terza ondata della democratizzazione proposta da Samuel Huntington (in La Terza Ondata. I processi di democratizzazione alla fine del XX secolo), che curiosamente includeva nell’elenco paesi quali la Spagna ed il Portogallo, il processo della democratizzazione angolano e la conseguente alternanza del potere tra i vari movimenti angolani non ebbe inizio all’indomani dell’indipendenza stessa. Difatti bisognerà arrivare alla fine degli anni ottanta affinché con la firma degli Accordi di Pace di Bicesse tra MPLA e UNITA del 1991 avesse inizio il processo della democratizzazione del paese con la nascita di vari partiti politici oltre ai tre movimenti storici tra cui anche FNLA e la tenuta delle prime elezioni multipartitiche e a suffragio universale avvenute a settembre del 1992.

Quindi l’anno 1992 rappresenta una tappa importante nel processo democratico dell’Angola e dell’avvio di uno stato di tipo liberale contrassegnato anche dalla messa in atto di un’economia di mercato contrariamente a quella centralizzata o pianificata che vigeva sin dall’indipendenza. Una vera dicotomia in questo processo, nonostante la partecipazione di vari partiti politici alle elezioni del 1992, 2008 e 2012, consiste, da un lato, nella presenza di un regime multipartitico anche se dominato da un partito egemone e, dall’altro, dalla mancanza di alternanza del potere politico angolano tra le differenti forze politiche, il che vuol dire che il Presidente dos Santos, che si sostituì a Neto all’interno dello stesso partito, continuò a consacrarsi come il solo vincitore di quelle elezioni.

L’approvazione e l’entrata in vigore della nuova Costituzione dell’Angola post-guerra nel 2010 e l’avvio della cosiddetta Terza Repubblica già senza l’avversario storico di dos Santos (Savimbi, morto nel 2002 in combattimento) hanno rafforzato ulteriormente sia il carattere egemonico del partito MPLA, riducendo a livelli di minore rilevanza vari partiti nati nel 1992, così come la legittimità del Presidente dos Santos che assume una posizione di “architetto” della pace in Angola, soprattutto in seno ai membri del suo partito politico.

Questa proiezione e percezione di partito egemone e leader incontestato comincia comunque ad erodersi negli ultimi anni del mandato politico a seguito delle elezioni del 2012, giacché settori della società angolana, formata dai non iscritti al partito MPLA, iniziarono a contestare l’operato del governo di dos Santos per avere permesso o per non avere mostrato la volontà di combattere gli alti livelli di corruzione con effetti negativi nella povertà cui è sottomessa la stragrande maggioranza dei cittadini angolani. Vale la pena ricordare che le manifestazioni contro dos Santos e la sua entourage politica ed economica sono state organizzate da giovani del cosiddetto Revus ovverosia i giovani rivoluzionari angolani non appartenenti ai partiti politici all’opposizione in Angola.

Il 23 agosto, dunque, il paese andrà al voto senza dos Santos come candidato dell’MPLA al secondo mandato dopo l’entrata in vigore della Costituzione, essendo il nuovo candidato di questo partito l’attuale ministro alla difesa e vice presidente dell’MPLA, Joao Lourenço. Tuttavia non si sa se queste contestazioni al regime di Eduardo dos Santos e alla sua entourage abbiano o meno avuto un impatto nella ritirata frettolosa dell’attuale Presidente dalla vita politica attiva che, come si sa, si concluderà nel 2018 quando probabilmente lascerà anche la carica di presidente del partito che governa l’Angola sin dall’indipendenza.

Per queste elezioni concorrono sei partiti politici tra cui l’MPLA, l’UNITA, l’FNLA, la Casa-Ce, il PRS e l’APN, essendo l’MPLA e l’UNITA (diretto da Isaias Samakuva) i due principali contendenti, senza trascurare Abel Chivukuvuku, candidato della Casa-Ce, che nelle elezioni del 2012 sorpassò il PRS come il terzo partito in Parlamento angolano. Questi candidati alla Presidenza della Repubblica sono ormai giunti alla fine della campagna elettorale che verrà definitivamente chiusa il 21 agosto.  In assenza di un sondaggio credibile e scientificamente provato non si può indicare un vincitore, ma dalla capacità di mobilizzazione del popolo presente agli atti ed ai comizi pubblici tenutisi forse l’UNITA e l’MPLA sono in poll position.

Al Consiglio nazionale elettorale (CNE), organo sovraintendente per la realizzazione delle elezioni, spetta una grande responsabilità nella trasparenza, correttezza e giustezza sia prima, durante e dopo il voto, il cui spoglio si spera sia credibile e rispecchi la volontà popolare del cambiamento dello status quo (in caso della vittoria di uno dei partiti dell’opposizione) o del mantenimento dello status quo ante (in caso di vittoria dell’MPLA). L’operato del CNE costituisce un dato imprescindibile alla pacifica alternanza di potere in Angola alla fine di 38 anni di potere del Presidente dos Santos, augurandosi che l’Angola sia anche esempio per la Repubblica Democratica del Congo e per la Repubblica del Congo

Dott. Issau Agostinho

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